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La Wellness Economy sta cambiando. E con essa anche il modo di lavorare per chi offre prodotti, servizi ed esperienze legati al benessere. Vuoi fare parte di questo cambiamento?

Partiamo dal  concetto di benessere. Sei rimasto a a narrare la stessa storia di 5 anni fa? Non basta. Non riguarda più soltanto la forma fisica, la cura del corpo o alcuni momenti dedicati a se stessi, ma entra sempre di più nelle scelte quotidiane delle persone: alimentazione, movimento, sonno, relazioni, gestione dello stress, ambiente, prevenzione, qualità della vita.

Parallelamente, la Wellness Economy si intreccia con altri grandi fenomeni economici e sociali, a partire dalla Longevity Economy e dalla Silver Economy. Viviamo più a lungo e cresce il desiderio non soltanto di aggiungere anni alla vita, ma di mantenere salute, autonomia, relazioni, interessi e una buona qualità della vita il più a lungo possibile.

Cambiano quindi i bisogni delle persone e, inevitabilmente, cambiano anche le opportunità per chi lavora nel benessere.

Quindi oggi essere competenti non basta per essere riconoscibili

È un tema che conosco anche per esperienza personale.?Possiamo essere competenti, creativi, intuitivi, avere idee e una grande passione per ciò che facciamo e, nonostante questo, avere difficoltà a trasformare tutto questo in un’identità professionale riconoscibile.

Il problema diventa particolarmente evidente per liberi professionisti, lavoratori autonomi e piccole imprese familiari.

Quando si lavora in prima persona, infatti, il confine tra identità personale e professionale è molto più sottile. Il brand non può essere semplicemente costruito “intorno” a un prodotto: porta con sé competenze, valori, caratteristiche personali, esperienze, aspirazioni e anche il modo con cui scegliamo di entrare in relazione con gli altri.

E proprio quando arriva il momento di comunicare tutto questo iniziano spesso le difficoltà.

Guardiamo cosa fanno gli altri. Cerchiamo di capire cosa premiano gli algoritmi. Replichiamo linguaggi, contenuti e canali che sembrano funzionare. Il rischio è paradossale: nel tentativo di diventare più visibili possiamo diventare meno riconoscibili.

Per questo credo che il branding debba iniziare molto prima della comunicazione. 

Prima di chiedersi cosa comunicare, occorre capire cosa far emergere

Costruire un’identità professionale significa innanzitutto fermarsi a comprendere quale valore vogliamo portare nel mercato.

Quali sono le mie competenze? Quali caratteristiche mi appartengono realmente? Cosa mi rende soddisfatto del mio lavoro? Quali valori sono disposto a sostenere nel tempo? Con quali persone desidero lavorare? Quale contributo posso offrire attraverso la mia professione?

Non significa inventarsi qualcosa per differenziarsi dagli altri.

Significa, al contrario, far emergere ciò che già esiste e imparare a dargli una direzione.

Questo richiede anche consapevolezza del sistema nel quale ci stiamo muovendo. Conoscere l’evoluzione della Wellness Economy, comprendere come stanno cambiando la domanda e gli stili di vita, osservare le connessioni con longevità e Silver Economy permette di leggere il proprio lavoro da una prospettiva più ampia e di individuare opportunità che altrimenti potrebbero rimanere invisibili.

Il brand nasce quindi dall’incontro tra ciò che siamo, ciò che sappiamo fare e il sistema nel quale scegliamo di operare.

 Ma manca ancora una componente fondamentale: le persone.

 

Identità ed empatia devono poter convivere: Un professionista non costruisce il proprio brand da solo. Lo costruisce anche attraverso le relazioni che genera.

Comprendere le persone alle quali ci rivolgiamo, i loro bisogni, le aspettative e persino le difficoltà che incontrano è indispensabile. Ma essere empatici non significa modificarsi continuamente per cercare di piacere a tutti.

Anzi, credo che uno degli equilibri più interessanti del branding professionale sia proprio questo: entrare in sintonia con gli altri senza perdere la propria personalità.

Non tutte le persone sono necessariamente il nostro pubblico. Non tutti devono riconoscersi nel nostro modo di lavorare. Una relazione professionale solida nasce quando esiste una corrispondenza sufficientemente forte tra ciò che proponiamo, il modo in cui lo proponiamo e ciò che quella persona sta cercando.

Dal prodotto al beneficio: che cosa cambia realmente?

C’è poi un altro passaggio sul quale ritengo importante lavorare nel settore del benessere.

Siamo spesso molto bravi a descrivere che cosa facciamo.

Un trattamento, un percorso, una consulenza, un alimento, un’attività motoria, un’esperienza, un prodotto naturale possono essere raccontati attraverso caratteristiche, ingredienti, tecniche, durata, modalità di erogazione.

Tutto importante. Ma non sufficiente.

La domanda successiva dovrebbe essere: che valore assume tutto questo nella vita della persona?

Significa spostare progressivamente l’attenzione dalle sole caratteristiche ai benefici e, quando è possibile e appropriato, aiutare la persona a comprendere come utilizzare ciò che proponiamo e come integrarlo all’interno delle proprie abitudini. Un prodotto o un servizio legato al benessere può infatti esaurirsi nel momento dell’acquisto oppure diventare parte di un’esperienza più consapevole.

Per questo credo che routine, protocolli, indicazioni di utilizzo, contenuti educativi e accompagnamento possono contribuire a costruire questa esperienza.

Ed è qui che, secondo me, emerge una responsabilità particolare per chi opera nella Wellness Economy.

Ispirare e responsabilizzare

Credo che un professionista o un’impresa del benessere possa avere un obiettivo più ambizioso della semplice vendita di un prodotto o di un servizio: ispirare e responsabilizzare le persone.

  • Ispirare significa mostrare possibilità, trasmettere conoscenza, stimolare curiosità e far intravedere modi diversi di prendersi cura di sé.
  • Responsabilizzare significa aiutare le persone a diventare progressivamente più consapevoli e proattive nelle proprie scelte di benessere.

Non creare dipendenza dal professionista, quindi, ma contribuire ad aumentare la capacità della persona di partecipare alla costruzione del proprio benessere.

Se guardiamo il branding da questa prospettiva, anche la comunicazione cambia.

Non serve soltanto per essere visti. Può diventare uno strumento attraverso il quale condividere competenze, creare cultura, orientare, generare fiducia e costruire una relazione nel tempo.

Da queste riflessioni nasce “Branding nella Wellness Economy”

 

Da tempo lavoro su questi temi sia professionalmente sia attraverso il mio percorso personale. Ho quindi deciso di trasformare ciò che ho studiato, sperimentato e applicato negli anni in un nuovo percorso rivolto a liberi professionisti, lavoratori autonomi e piccole imprese familiari che operano nel benessere.

Branding nella Wellness Economy – Costruire identità, valore e relazioni in un mercato che cambia nasce con un obiettivo preciso: aiutare chi partecipa a fare chiarezza su chi è come brand professionale, quale valore può portare e quale spazio può occupare all’interno della Wellness Economy.

Lavoreremo su tre livelli strettamente collegati:

  • IO – identità, competenze, caratteristiche, valori e consapevolezza del proprio contributo.
  • IL SISTEMA – Wellness Economy e connessioni con Longevity e Silver Economy, evoluzione della domanda e opportunità professionali.
  • LE PERSONE – pubblico, empatia, bisogni, relazione e fiducia; ma anche capacità di tradurre prodotti e servizi in benefici ed esperienze che possano contribuire concretamente al benessere delle persone.

!!!!!!Non sarà quindi un corso su “come farsi vedere sui social”.

  1. Lavoreremo su branding, coaching e approccio sistemico, alternando contenuti formativi, esercitazioni e confronto. I miei 6 passi del branding offriranno inoltre una traccia per iniziare ad allineare identità, proposta, pubblico, esperienza e comunicazione.
  2. Affronteremo anche la scelta dei linguaggi, dei contenuti e dei canali: non per individuare una formula valida per tutti, ma per comprendere quali strumenti siano realmente coerenti con la propria professione, il proprio pubblico e i propri obiettivi.
  3. Un piccolo gruppo e un lavoro anche individuale. Ho scelto volutamente di lavorare con un massimo di 10 partecipanti.
  4. A questa si aggiungerà per ogni partecipante una sessione individuale di 45 minuti, per riportare quanto emerso alla propria realtà professionale, approfondire i punti più importanti e individuare i primi passi da mettere concretamente in pratica

SABATO 24/10  ONLINE

La mattinata, dalle 9.00 alle 13.00, sarà dedicata ALLA FORMAZIONE e al lavoro di gruppo

A seguire le sessioni individuali pianificabili entro il 15 novembre.

 

Perché il risultato che mi interessa non è consegnare una formula preconfezionata, ma aiutare ciascuno a uscire dal percorso con maggiore consapevolezza della propria identità, una lettura più ampia del mercato nel quale opera e una prima direzione strategica sulla quale continuare a lavorare.

Costruire un brand nella Wellness Economy, per me, significa proprio questo: lavorare contemporaneamente su se stessi, sul proprio valore professionale, sul sistema nel quale ci si muove e sulla relazione che si vuole costruire con le persone.

Costo di partecipazione : 4 ore di gruppo + coaching 45 min.  80 euro , massimo 10 partecipanti.

per info e iscrizioni: paola@paolarizzitelli.it

 

 

 

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